Dissertazione sulla programmazione in Italia

Non son sicuro che ci sia qualcuno che legge quello che scrivo :-D, ma se c’è si sarà di sicuro accorto che non scrivo nulla da un po’. Sono andato in giro per il mondo a vedere come si lavora (in ambito informatico) negli altri Paesi… Inghilterra, Germania, Francia, Australia (bellissima! Prima o poi mi ci trasferirò!).
Erano anni che ne avevo il sospetto, ma ora che sono finalmente riuscito ad andare a vedere come si lavora all’estero posso dire di averne la certezza: in Italia i professionisti nella programmazione ad oggetti sono pochi, molto pochi, troppo pochi (almeno in ambito java)! Sono invece molto, ma molto diffusi i quaqquaraqquà! Ciò che colpisce e che ferisce è che molti di questi “quaqquaraqquà” vorrebbero non esserlo perché non lo sono né per indole né per formazione, ma si sono dovuti “piegare” alla realtà italiana… 🙁
Andiamo con ordine.
Da sempre mi trovo fianco a fianco con persone che utilizzano tecnologie evolute e utili come struts, spring, hibernate, jsf e chi più ne ha più ne metta. Da sempre ho il sospetto che queste persone, chiamate “professionisti”, usino tali tecnologie senza sapere perché sono state pensate, realizzate e perché sono così diffusamente utilizzate. Ora il mio sospetto è una certezza: non lo sanno!
Non lo sanno e non si pongono il problema di saperlo perché in Italia è giudicato “poco produttivo” porsi domande, migliorarsi, evolvere… In Italia non vengono assunte le menti delle persone, in Italia si cercano manovali, ossia uomini e donne che si siedono ad una scrivania ed eseguono ordini!
Ok. Non si può e non si deve fare di tutte le erbe un solo fascio, sono d’accordo, ma le mie variegate esperienze da nord a sud della nostra Nazione lasciano poco spazio alla speranza che tale abitudine sia di una minoranza… non è così. Ecco perché, in breve tempo, tutto ciò che è stato studiato per anni all’Università finisce in un cassetto e l’unico obiettivo da raggiungere diventa saper usare la tecnologia X. Sto ancora disperatamente cercando un collega in grado di motivare l’uso di questa piuttosto che quella tecnologia. L’unica motiviazione che ho ottenuto è più o meno sempre la stessa: “la usano tutti, significherà qualcosa!”. Quando poi incalzo e inizio la solita sequenza di domande:

  • Perché l’hanno creata?
  • Perché è così utilizzata?
  • E’ utile nel contesto in cui ti trovi?
  • Quali sono le alternative?
  • Perché, tra tutte le alternative possibili, hai scelto proprio questa tecnologia?

Nessuno mi risponde perché nessuno ha scelto! 🙁
Eppure all’Università ci hanno inculcato con la forza il concetto di scouting e, fuori dall’Italia, hanno saputo rispondere alle stesse domande con estrema precisione! Tutto ciò è scrupolosamente osservato in quasi tutti i posti di lavoro visitati in Germania, Inghilterra, Australia… ma non in Italia! Noi siamo bravissimi ad andare su un qualunque forum, chiedere a qualcuno il codice per ottenere un determinato obiettivo e copiarlo con “creatività” 😀
Questa è la realtà che ho toccato con mano per dieci anni. Mi avevano quasi convinto che il mio essere critico e il mio pormi tutte quelle domande, il mio volermi sempre migliorare e il mio voler imparare fosse davvero sbagliato! E in verità nel contesto Italia… è sbagliato!
Del resto per capire i motivi che hanno spinto i nostri “colleghi” (spero non si offendano) a creare struts, spring e tutti gli altri, bisogna necessariamente avere una forte competenza della programmazione ad oggetti, molto prima di conoscere java e il mondo infinito che lo circonda. Invece, parlando con i “professionisti” di cui sopra, si scopre molto facilmente che non conoscono concetti come “coesione” o “basso accoppiamento” né hanno un’idea troppo precisa di cosa siano i patterns o altri concetti fondamentali nella programmazione ad oggetti. Non solo. Se si prova a intraprendere con suddetti professionisti un tale discorso, si viene puntualmente snobbati e il discorso bollato come “teorico” e quindi “lontano dalla pratica aziendale”. Già, vero. Magari è proprio per questo che non esportiamo una riga di codice e riscriviamo lo stesso software ogni 2 anni! 😀
Proseguiamo…
Da quando lavoro nell’ambito della programmazione ad oggetti (e non) non ho mai (e sottolineo mai) visto uno unit test e tanto meno un integration test. L’unico test visto più volte è il test funzionale. In verità non ho neanche visto un documento di analisi e pochissimi di progettazione, comunque senza analisi 😀 Eppure in tutti i miei studi ho sempre letto e imparato che il software va accuratamente progettato, che tutto parte da una corretta e attenta analisi, ecc. ecc. Ma quando mai? In Italia? E chi segue queste “follie”? Non c’è tempo per pensare a queste “stupidaggini” e, sopratuttto, molte aziende sono convinte che tali accortezze non producano soldi, anzi pensano che esse rallentino soltanto il processo produttivo. Non c’è quindi da meravigliarsi se:

  • non ho mai trovato un collega in grado di fare un’analisi professionale di un software
  • ho visto una progettazione UML solo un paio di volte (una delle quali l’ho imposta io!)
  • ho visto DB senza constraints e senza un diagramma E-R

Purtroppo non ho lavorato per piccole realtà aziendali che quindi, producendo piccoli software, possono permettersi di trascurare certi aspetti (siamo sicuri che possono permetterselo?). Nel mio curriculum si trovano multinazionali come H3G, GlobalValue o enti importanti come Regione Lombardia, la federazione degli ingegneri di Puglia… in poche parole ho realizzato o gestito applicazioni (quasi sempre web) con un numero spropositato di potenziali utenti! Utenti che usavano (e usano) applicazioni costituite da jsp da 8000 righe nelle quali troviamo query SQL mischiate a codice java, database senza capo né coda e potrei continuare.
Il colpo di grazia…
Vogliamo poi parlare di sicurezza?
In Italia “sicurezza” per le applicazioni web significa 2 cose:

  • firewall
  • proxy

Fine.
E se, per esempio, installo un proxy in locale, intercetto i parametri http, li modifico e invio roba fuori di testa alla tua applicazione web, cosa succede??? Il firewall e il proxy non possono farci nulla! A questa domanda, sempre i soliti professionisti di cui sopra, o spalancano gli occhi o mi rispondono con qualcosa del tipo: “che razza di ipotesi strampalata stai facendo? Questa è fanta informatica!”. Scusate, ma non posso non pormi una domanda!
Per quale motivo i miei colleghi agiscono e reagisocno in questo modo? Eppure hanno i miei stessi titoli, anzi a volte mi sono superiori e io non son mai stato un genio! E allora? Il problema l’ho esposto all’inizio e l’ho identificato solo dopo aver visto come “ragionano” fuori dalla nostra Nazione: i mie colleghi si sono piegati alla logica nazionale del “tira a campa’”! ;-(
Sapete cosa vi dico?
Non sono le Università italiane a essere lontane dal mondo lavorativo! E’ il mondo lavorativo italiano ad essere lontano dalle pratiche internazionali nella produzione del codice!.
Questa è la verità in ambito informatico!
Ecco il tipico ragionamento di un’azienda inglese (tedesca, francesce, americana, australiana). “Ehi man, tu hai studiato all’Università come si crea un software? Hai studiato i princìpi dell’ingegneria del software? Hai studiato come si fa un test, come si procede nella fase di analisi, di progettazione e di implementazione di un software? Bene! Noi cerchiamo proprio te! Paghiamo le tue competenze perché tu possa metterle al nostro servizio nella produzione del nostro business! Tu metti in pratica le tue competenze acquisite all’Università e noi ti paghiamo! Non solo! Se ci indichi quali sono le competenze che ritieni opportuno approfondire per migliorare la produzione del software e ci convinci che sarebbero migliorative, noi ti paghiamo i migliori corsi perché tu possa diventarne padrone e usarle per noi.”. Lo so, in Italia queste frasi sono pura fantascienza e infatti i nostri laureati sono tutti andati via o… piegati alla logica italiana! Uno dei problemi che ci impedisce di essere concorrenziali è che molte (troppe) delle nostre aziende sono ancora di stampo “padronale” e quindi i dirigenti pretendono di indicare ai tecnici come produrre il software, quali strumenti usare e magari anche come! Mi viene in mente un brano musicale dal titolo “io non mi sento italiano” 🙁
Vogliamo quindi aggiungere qualche parolina sulle retribuzioni italiane e sulle nostre “aziende”?
Dai, proviamoci!
Le cose stanno esattamente nei seguenti termini.
Un neo-laureato in (ingegneria) informatica in Italia inizia a lavorare a non meno di 27 anni. Se si occupa di programmazione software il suo stipendio iniziale non supererà mai i 1200 euro al mese. Dopo 5 anni guadagnerà circa il 15% in più, producendo software come sopra descritto 🙁 Quando questo povero cristo inzierà la sua ricerca di un impiego in Italia, troverà annunci di aziende che recitano puntualmente così: “lo stipendio sarà commisurato alla reali capacità del candidato“. 😀 Ma dai! Non mi dire! Speravo mi pagassi il doppio di quello che valgo!
Nel resto del mondo invece gli annunci recitano puntualmente così: “se sarai valutato idoneo per questo lavoro il tuo stipendio sarà di n euro (dollari, sterline) all’ora, oppure nk euro (dollari, sterline) all’anno”.
Trovate per caso una qualche differenza? 😀
Ma non c’è da meravigliarsi!
Potrebbe mai un’azienda cercare un ingegnere informatico con 5 anni di esperinza su java e offrirgli 10 euro l’ora??? In Germania te ne danno 20; in Inghilerra ti danno 30 sterline l’ora; addirittura in Spagna offrono 15 euro l’ora 😀 Lasciamo poi perdere USA e Australia: potremmo sembrare terzo mondo 🙁
Ovviamente potete non credere alle mie parole. Posso scrivere quello che mi pare! Fate bene. Dubitate sempre e cercate sempre conferme; in ogni campo.
Ecco perché vi indico qualche luogo dovo potrete verificare quello che vi ho scritto:

Ovunque nel mondo occidentale, tranne che in Italia, negli anunci di lavoro trovate il salario che vi spetta per quel lavoro! Ovunque, tranne che in Italia, coloro che studiano all’Università vengono messi al centro del business aziendale (almeno in campo informatico).
Quando questa Nazione, poverina, capirà che senza le competenze universitarie e senza i giovani dai 25 ai 45 anni, senza il loro entusiasmo, senza le loro energie, senza la loro forza non c’è futuro… sarà troppo tardi… troppo tardi…
Per questi e altri motivi voglio concludere con un consiglio.
Sei laureato in (ingegneria) informatica? Impara questo benedetto inglese (che noi italiani non conosciamo!) e lascia l’Italia nel più breve tempo possibile! Se superi i 35 anni avrai grosse difficoltà ad andare via da questo baraccone di improvvisati!
Sei legato alla tua terra? Considera che con al massimo 5 ore di aereo sei di nuovo nella tua terra e con lo stipendio che avrai… ci potrai tornare pure tutti i weekend nella tua terra!!!

19 Commenti

  1. Stefano

    Cari ragazzi,
    Sono d’accordo al 100% su ciò che scrivete, a parte una piccola parentesi che fa però la differenza sostanziale.
    Premetto che chi ci governa é stato scelto e sopportato da noi, in quanto come popolo con avendo mai fatto una vera rivoluzione abbiamo una fortissima attitudine al ‘pecorismo’.
    Avendo qualche anno in più ho visto questi errori crescere quando nella scuola e università dei miei tempi non importava il merito, ora gli incapaci hanno posti di potere, il danno e fatto.
    Tocca a voi, non lamentatevi, avete le energie le capacità e gli strumenti, vi manca il denaro, ma quello arriva con l impresa, impresa, parola nobile che definisce il rischio corso a fronte di un risultato incerto o meno a seconda di quanto bravo hai pianificato e contemplato il tutto……
    Vivo all estero ed opero all estero da tempi non sospetti, anche qua nessuno ti regala niente, se ciò che cercate e un posto tranquillo e uno stipendio decente, senza soffrire le pene giornaliere di essere pagato meno di ciò che valete, dovete varcare i confini.
    Se invece volete metterci in discussione e cambiare le cose non avete scelta, nessuno lo farà per Voi. Dovete fare una grande impresa, non grande di dimensioni ma di contenuti e con un immenso obbiettivo.
    Tanti bravi imprenditori, piccoli o medio piccoli, ma svegli, esistono e si reinventando tutti i giorni, in tanti campi, gente che gioca senza rete, a volte cade ma segue un sogno, e spesso fanno cose importanti. Siate uno di loro, la ns. Italia cambierà con voi e i vs. Figli forse scriveranno altre cose su questi siti.
    Stefano

  2. Max

    Ma che ti meravigli in italia pensano solo a questa quattro puttane che mettono in tv e a sti coglioni che corrono dietro ad un pallone ma andassero a lavoro sti rotti in culo mangia denari della povera gente…….quando vi svegliate giovani vi stanno rovinando…..io sono un programmatore per natura..con un solo diploma di Itis… cioè pratico l’informatico da quando avevo 8 anni a me nessun coglione di una azienda può venire ad insegnare le cose…..perchè a scuola ho tenuto gente laureata in ingegneria e credimi non sapeva un cazzo i termini che hai usato si usano nel pianificare un progetto Accoppiamento e coesione alta coesione e basso accoppiamento…..sono la stuttura logica di un software…. in italia esiste solo il bunga bunga alle spese degl’altri…..il discorso e ampio perchè se andiamo sulla sanità stiamo ancora peggio…..quindi facciomo solo demagogia xkè il problema non sono loro siamo noi che continuiamo a fare governare la nazione da questi incapaci…..

  3. alex

    Tutti a dire più o meno la stessa cosa: le aziende italiane son guidate da trogloditi che non capiscono un accidenti di programmazione,
    non è l’università che è lontana dalle aziende sono le aziende che sono lontane dall’università.
    Mi ricordate la battuta di Bob Marley: non sono io contro il sistema, è il sistema che è contro di me.
    E pensare che credevo che i laureati in facoltà scientifiche non fossero sfigati come quelli in scienze della comunicazione, (scienza delle merendine, come ci apostrofa qualche ingegnere).
    Beh, meno male: è consolante
    Comunque io conosco un tale che dirige un centro congressi a Roma,laureato in scienza delle merendine, età 35 anni, stipendio 2200 euro al mese, contratto a tempo indeterminato con ferie ,contributi, malattia ecc.

    1. Sergio

      io conosco un tale che spaccia e fà 2200 euro al giorno e non ci paga nemmeno le tasse!!! e allora???? che senso ha il tuo post?
      Già alessandro aveva detto , che dire conosco un tale, non vuol dire che lo stipendio medio in italia per i programmatori è alto.

  4. Sergio

    Ciao Alessandro,
    sono in pieno accordo con quello che tu dici.La mia personale esperienza è anche peggiore di quello che tu scrivi (Lavoro a Catania) ….fortunatamente , grazie alla mia famiglia di origine
    riesco ad andare avanti e tra meno di una settimana mi sposo.
    Ma mi rendo conto che senza l’appoggio economico e morale dei miei cari non ce l’avrei mai fatta.Sono tentato dal provare un esperienza lavorativa all’estero.
    Grazie per aver portato la tua esperienza

  5. Stefano

    Sono emigrato negli Stati Uniti circa due anni fa, ottenendo quasi subito la green card essendo sposato con una cittadina. Ero neolaureato con esperienza quasi nulla ma il mio primo contratto è stato di 50.000 dollari lordi all’anno (ovvero circa 3.000 euro NETTI mensili). Ora il mio contratto, dopo soli due anni, è di 80.000 dollari lordi (circa 4.500 euro netti al mese). Assicurazione sanitaria a carico del datore di lavoro e coso della vita accettabile.
    In Italia sarei partito da un massimo di 1.400 euro (con straordinari) con una crescita di poche centinaia di euro in qualche anno.
    Il mercato italiano IT è malato nel profondo, se tornassi indietro lo farei solo per fondare una mia società e sfruttare i bassi costi della manodopera. Lavorare negli USA è durissima senza una green card ma basta andare in altri paesi europei (Olanda, UK, Belgio) per trovare condizioni economiche molto ma molto più favorevoli che in Italia.

    1. Ciao Stefano…
      almeno qualcuno che mi aiuta a non passare per disfattista/pessimista/porta sfiga… 😀
      Grazie per la tua testimonianza in questo piccolo blog!
      Essendo stato a mia volta fuori dall’Italia per anni, ho imparato che l’unica cosa che ti può tenere legato all’Italia è il “cuore”, un’insieme di abitudini, consuetudini e profumi che fuori dall’Italia senza dubbio non trovi. Allora può capitare di trovarsi a combattere tra cuore e ragione: la ragione dice “vai via”, il cuore dice “che bella l’Italia”.
      In uno dei miei viaggi, un mio caro amico, uno dei tanti italiani all’estero, mi disse con sguardo sognante: “si, è vero, l’Italia è bellissima… per farci le ferie” 😀
      Viva l’Italia!

      1. Stefano

        Grazie a te per la risposta. Nemmeno io voglio essere un disfattista ma il mercato IT in Italia è pessimo e nonostante ciò mi capita di leggere che un neolaureato non dovrebbe nemmeno essere pagato in quanto non sa fare nulla di concreto. Il risultato di questa situazione è avere lavoratori frustrati e scarsa qualità dei prodotti.
        Per riprendere il mio messaggio originale, un programmatore con diversi anni di esperienza qui negli USA può anche arrivare a cifre intorno ai 100-120 mila dollari annui.

  6. Alessandro

    Ciao Omonimo, ho appena letto il tuo articolo e devo essere sincero nel dire che non potrei essere più d’accordo.
    Sto iniziando ad informarmi su come funzioni nel resto d’Europa, in particolar modo nel Regno Unito ed anch’io, come te, sto pensando di espatriare.
    Ahimé sono pugliese. Dico ahimé non perchè non sia fiero delle mie origini anzi, ma perchè qui come lavoro stiamo a zero in qualsiasi campo, specialmente quello informatico e quindi tocca andare altrove in Italia. E con quello che costa la vita a Roma (so ciò di cui parlo, ci ho vissuto per quattro anni: vita uber-cara con salari che a stento ti permettono di affittare una camera da letto) o Milano (non so quanto costi qui la vita per esperienza personale ma tramite parenti), rimanere in Italia la vedo dura.
    Per questo mi sto armando di pazienza e di un po’ di spirito di avventura e, dopo lunghe riflessioni, sono arrivato alla conclusione di continuare gli studi nel Regno Unito. Dico Regno Unito, perché l’uniche lingue che parlo oltre l’Italiano sono Inglese e Spagnolo.
    Ora non so se tu o chiunque altro legga questo messaggio mi possa aiutare, ma sarei alla ricerca di qualcuno che mi dia una dritta su dove di preciso nel Regno Unito proseguire gli studi (sul sito di qualsiasi università compare il top 50 worldwide o top 10 in the UK, ma quale lo è veramente?). Mi conviene andar fuori o rimanere e terminare gli studi qui?

    Ciao da un ingegnere informatico indeciso,
    Alessandro

  7. Pako

    Ciao Alessandro..io ho letto la tua esperienza..
    Mi sono appena laureato in informatica, ho 23 anni, e mi trovo in una situazione che sinceramente non so cosa fare. Subito dopo la laurea mi ha chiamato un azienda di Milano, sono stato li a fare il colloquio e mi hanno proposto un contratto di 1500 euro lordi mensili (forse netti arrivavo a 1150).
    Ho ancora voglia di studiare,sperare in qualcosa di migliore, e per questo ho rifiutato e mi sono iscritto alla specialistica, avrò fatto bene? In molti ancora non ci credono che abbi rifiutato un posto di lavoro con questa crisi e questa situazione che travolge l’Italia, ma io facendo due conti, tra affitto, cibo e spese extra, arrivare a fine mese con 200 euro lavorando 8 ore o più al giorno, sinceramente non ci sto…
    Ora quel tormentone che forse avrei fatto meglio ad accettare un pochino mi perseguita…Io intanto pero continuo per la mia strada, e se ci sarà bisogno di lasciare l’Italia per uno stipendio piú ragionevole faró anche questo..
    Alessandro spero che leggerai la mia “situazione” , aspetto una tua risposta…

    1. Ciao Pako,
      mi fate sempre queste domande difficili! 🙂
      E’ la tua vita, Pako! E’ il tuo futuro! Mica ci si può affidare ad altri! Le risposte alle tue domande devi darle soltanto tu. Nessun’altro è in grado di farlo e nessuno deve farlo. Non puoi (e non devi) fare le tue scelte in base a idee altrui.
      Chiarito questo, mi permetto di fare alcune considerazioni di carattere generale…
      First of all: quale è il tuo livello di inglese?
      L’inglese è un vincolo fortissimo nella scelta del proprio futuro. Se non hai almeno 6 ai quattro test IELTS sei già in difficoltà. Il tuo futuro è vincolato all’Italia e, per un informatico, questo potrebbe essere un serio problema.
      Seconda considerazione: chi sei?
      Sei un avventuriero o un pantofolaio? Cerchi la campagna o preferisci la città? Ami il silenzio o la movida? Le sfide ti spaventano o ti elettrizzano?
      Terza considerazione: cosa vuoi dal tuo futuro?
      Vuoi creare qualcosa di tuo o preferisci far parte del tutto? Ti senti dipendente o indipendente? Vuoi fare molti soldi o vuoi “il giusto” per vivere senza affanni? Preferisci sapere molto e guadagnare poco o il viceversa?

      Ho già finito, visto? 🙂
      In base alle risposte che dai a tali, apparentemente semplici, domande dovrai decidere del tuo futuro… E dovrai farlo tu, da solo! Le tue scelte sono SEMPRE quelle giuste quando le hai fatte rispondendo alle domande qui sopra e scegliendo in base alle risposte… 😉

      1. Pako

        Miglioreró il mio livello di inglese, mi piacciono le avventure, e non voglio guadagnare il giusto per sopravvivere…forse mi serve ancora un Po di tempo per capire me stesso, ma di una cosa sono estremamente sicuro…Meglio provarci e non riuscirci, che rimanere con il dubbio che magari ce l’avresti fatta..
        Alessandro ti ringrazio molto per i consigli..
        Comunque sono di Salerno città stupenda (non per quanto riguarda il lavoro soprattutto nel mio campo), quando passi da queste parti magari anche solo per una vacanza, sei mio ospite… A presto

  8. stefano

    Ciao,
    dipende da quanto vali e dalle competenze che hai acquisito.
    Personalmente ho quasi finito la laurea specialistica in Informatica in un università milanese (laurea specialistica) e sto facendo uno stage presso una grossissima azienda italiana di ICT e come stage mi hanno prendo netti 880 euro più 100 euro di buoni pasti. Una volta finita l’università con un voto molto alto mi assumerebbero per un corrispettivo di oltre 1600 euro netti al mese (senza esperienza) compresi buoni pasto.
    Ripeto dipende dalle conoscenze che si hanno conosco gente che ha 40 anni e lavora come dirigente in una nota azienda di ICT e ti garantisco che lo stipendio è n volte il mio, con n>5.
    Ciao

    1. Ohi, ohi Stefano, ma perché mi costringete a far la parte del pessimista (apparente)!
      Anch’io conosco me stesso e altri colleghi che hanno uno stipendio “alto”, ma questa frase non fa altro che confermare quanto si voleva affermare nell’articolo…
      Dire “conosco uno che” significa ammettere che “tutti gli altri” hanno uno stipendio ben diverso da quel tizio (o quei pochi) che tu conosci, ergo significa confermare quello che intende mettere in evidenza l’articolo: lo stipendio medio di uno che fa il nostro lavoro con i nostri ‘titoli’ in Italia è molto più basso rispetto al resto del mondo occidentale. Ahimè, questa affermazione non è contestabile. Se hai anche il minimo dubbio, ti consiglio fortemente di andare a vedere di persona. Ti basta fare un giro nella Londra in crisi di questi anni: è in seria crisi e gli stipendi dei nostri colleghi rendono i nostri ridicoli!
      Purtroppo in Italia non è una questione di “quanto vali”… proprio per niente, Stefano, proprio per niente. Te ne puoi rendere conto da solo: prendi la massa degli (ingegneri) informatici italiani assunti (assunti? quanti?) e portali (cioè esattamente le stesse persone fisiche) a Londra, a Parigi o peggio in AUS. Ti accorgeresti che ognuno di loro a Londra e Parigi triplicherebbe il proprio stipendio (raddoppiando a malapena il costo della vita), in AUS moltiplicherebbe lo stipendio per 5!
      Ti ripeto, vacci, provaci e… so già che se tu lo facessi… non torneresti mai in Italia per soldi. Magari torneresti per Amore, ma non per soldi.
      Ti voglio riportare una frase che mi è rimasta impressa; pronunciata da un mio amico che, laureatosi a 27 anni con 108 insieme a me in informatica e dopo 2 anni in una “grossissima azienda ICT” (guarda un po’), ha poi preso l’aereo ed è andato a Sydney. Lui, quando sono andato a trovarlo a Sydney mi ha detto: “l’Italia è la più bella Nazione del mondo…” un attimo di pausa e poi ha aggiunto: “… per fare le ferie!”. E ancora: prova a leggere questo articolo:
      http://nuke.mollotutto.com/Default.aspx?tabid=263
      potrei indicartene altri centinaia, tutti uguali, tutti con la stessa “rabbia” verso la nostra Nazione… Rabbia di persone che “scolasticamente” non hanno nulla da invidiare né a me né a te…
      Non voglio assolutamente dire che tu a 35 anni non sarai in grado di avere uno stipendio da 60.000 euro in Italia (quello sarebbe in UK, Germania, Francia) e, anzi, te lo auguro davvero con sincerità. Quello che però voleva significare l’articolo è che, lo stipendio medio dei nostri colleghi non è degno degli sforzi necessari per fare questo lavoro. E i numeri dei nostri colleghi europei (senza andare in USA o in AUS) te lo dimostrano (ri-ahimè!) in modo incontestabile.

  9. Matteo

    Ciao Alessandro,
    sono interamente d’accordo con te, vivo la tua stessa situazione tutti i giorni.
    Penso però che questa situazione, per quanto drammatica, possa cambiare. Un conto è dire “abbandonate la barca finché siete in tempo”, un altro è “amo questo paese e voglio viverci, vediamo come migliorarlo”.
    L’unico modo per iniziare il cambiamento è aprire una società e provarci: purtroppo potrebbe anche essere che il mercato italiano non cerchi la qualità, ma solo mediocrità. In questo caso ci aspetta solo il fallimento.

    Fammi sapere cosa ne pensi.

    1. Eh… Matteo…
      non voglio proprio per niente spegnere i tuoi entusiasmi: quasi ti invidio. Però proprio tali entusiasmi mi fan comprendere che non devi aver raggiunto i 30 anni o comunque hai avuto poche esperienze lavorative in Italia. Chiedo venia sin da ora se mi sbaglio.
      L’ho pensato anch’io, sai, per anni; l’ho pensato anch’io che “questa situazione potesse cambiare”. Ci ho anche creduto, ma poi il tempo, l’esperienza da nord a sud della nostra amata Patria e all’estero mi hanno fatto capire che non è così. Nel nostro campo (e in verità anche in molti altri) se vuoi l’eccellenza… beh, inutile far finta di non vedere le differenze tra noi e il resto del mondo occidentale, devi andar via. Poi tutto dipende da cosa vuoi. Se vuoi un posto da dipendente a 1.500 euro al mese a Milano, lo trovi e anche in fretta. E cosa ci fai con 1.500 euro a Milano? Paghi affitto, luce, acqua gas, vitto, assicurazione, bollo e vai a mangiare la pizza 5 volte al mese. Fine della tua vita! Mutuo per comprare casa??? Cosa? Stai scherzando, vero? 😀 DEVI sposarti e trovare un partner che abbia il tuo stesso stipendio e allora… forse… con qualche aiutino… qualche banca ti potrebbe dare 150.000 euro di mutuo. Una casa da 80mq in Bovisa (uno schifo) costa non meno di 300.000 euro. E gli altri 150.000 euro dove li trovi? E questo per il “lato pratico”. Se poi parliamo di “poesia per le nostre orecchie”, cioè se per caso vuoi vedere messo in pratica tutto ciò che hai studiato all’Università, vuoi essere “libero” di creare, libero di studiare, libero di approfondire studi, concetti, idee… no, mi dispiace Matteo, la nostra comune Patria non è in grado di darci tutto ciò. E sottolineo, mi dispiace.
      Non è un discorso da vigliacchi, ma una semplice constatazione della situazione. Se, come ho dedotto (sperando di non aver sbagliato) hai meno di 30 anni, avrai modo di capire con il tempo e con l’esperienza di cosa sto parlando… Anzi, sai cosa ti dico? Spero tanto che tu non lo capirai mai perché questo significherebbe che hai trovato ciò che non esiste. Te lo auguro sinceramente 🙂
      Good luck!

  10. Caro Alessandro,

    se avessi un ufficio di computers ti offrirei un lavoro immediato….credimi sulla parola……ho letto tutto e ho capito tutto……..il che e’ incredibile data la poca conoscenza di computer che ho io….ma quello che dici va’ via liscio come l’olio!!! Bravo!!!!

    Ti aspetto in Australia …presto!!

    Un abbraccio

    Claudia

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