Il lavoro, il futuro e il mondo che arriverà

Questo articolo intraprende un discorso molto complesso.
Di certo sarebbe più opportuno imbastire e approfondire gli argomenti di cui qui accennerò in un Parlamento, magari quello degli USA o della Cina, della Russia, dell’Europa… meglio mondiale in effetti.
Pertanto mi scuso sin da ora per la necessaria superficialità con cui tratterò argomenti così importanti.
Ma tant’è!

Parto dalla fine…

Stiamo preparando le nuove generazioni per un mondo che non esiste più; il lavoro, come lo intendono coloro che hanno più di quarant’anni, terminerà nei prossimi 50 anni.

La tecnologia e la sua costante evoluzione ha cambiato, sta cambiando e cambierà tutto. Completamente. Per sempre.
Se siamo ancora così lontani dal progresso a cui possiamo aspirare da almeno 40 anni è perché tutto ciò che appartiene al passato si ostina a resistere. E non resiste perché è stolto. Resiste perché non vede (a ragione) una prospettiva di sopravvivenza. Resiste per sopravvivere!
In questo infinitesimo post su un luogo sperduto dell’uni/multiverso non posso in alcun modo approfondire argomenti che meriterebbero sessioni full time lunghe anni, ma già da tempo è stato dimostrato che siamo in grado di coltivare la terra (senza terra) e raccoglierne i frutti senza l’ausilio di un solo essere umano. Possiamo costruire case senza un solo muratore. Possiamo produrre energia a costo zero, in modo del tutto automatizzato e possiamo fare molte altre cose…
Tuttavia rimossi i vincoli del cibo, del riparo e dell’energia, un essere umano per sopravvivere non necessita di altro. Pertanto se le macchine coltivano torri di culture idroponiche, le macchine raccolgono i frutti di tali coltivazioni, le macchine li distribuiscono, le macchine erigono le case, le macchine producono e distribuiscono l’energia… allora l’essere umano non avrebbe alcun bisogno di lavorare.
È ovvio.
Noi lavoriamo per lo stipendio.
Lo stipendio serve per comprare il cibo, pagare l’affitto (o il mutuo), le utenze varie, assicurazioni, ecc. Ma se tutto ciò fosse dato gratuitamente dalle macchine? Cosa si lavorerebbe a fare? Lo stipendio non servirebbe più. Ed è proprio questo il problema che ci tiene impantanati nel passato…
Ipotizziamo, per un momento, di realizzare una città come siamo in grado di fare: autoalimentata, autogestita, in cui cibo, acqua e riparo sono dati dalle macchine e in cui l’unica cosa da fare sarebbe manutenere le macchine stesse.
A cosa servirebbero i soldi?
A niente o quasi.
Avremo il cibo, un riparo ed energia elettrica infinita che rappresentano i motivi fondamentali per cui noi abbiamo bisogno di lavorare.
Future

In tale ipotetico scenario i “padroni del mondo” non sarebbero più i detentori/creatori della moneta. La moneta, di fatto, non esisterebbe più o avrebbe un ruolo marginale. I padroni del mondo sarebbero invece i creatori/proprietari delle macchine…

Ma abbandoniamo per adesso questa delicatissima questione.
Ritorniamo invece a pensare al mondo così come diventerebbe.
Sarebbe sufficiente che lavorasse il 10% degli umani. Costoro si dovrebbero occupare di produrre e manutenere le macchine, di gestire le emergenze mediche e di fare ricerca.
E il restante 90% della razza umana?
Di fatto potrebbero non fare assolutamente nulla!
E come si gestiscono 7 miliardi di persone senza nulla da fare tutto il giorno?
Non è uno scherzo.
Vivere senza la necessità di “procacciarsi il cibo” potrebbe essere assai complicato.
Certo c’è chi leggerebbe, chi studierebbe, chi farebbe chissà cos’altro, ma … sarebbero libere scelte, non necessità.
Come si quantificano in termini sociali le conseguenze di una tale rivoluzione?
Significherebbe distruggere tutto ciò che conosciamo. Abbattere migliaia di anni di civiltà. Modificare radicalmente il nostro modo di vivere…
Possiamo farlo, certo. Lo possiamo fare da decine di anni. Ma stiamo frenando in tutti i modi possibili perché non sappiamo minimamente come affrontare una tale imminente rivoluzione sociale.
Tuttavia nonostante tutti questi freni (più o meno condivisibili), il nuovo prende sempre più il sopravvento e molti lavori stanno inesorabilmente scomparendo a partire da quelli ripetitivi. Come diretta conseguenza assistiamo alla perdita colossale di posti di lavoro che non si fermerà. Nel mondo attuale perdita di posti di lavoro si traduce in… perdita di stipendi, ma in questo nostro mondo, oggi, se non hai uno stipendio… non puoi vivere a lungo.
E allora?
Fermiamo il progresso?
In effetti ci stiamo provando, ma la realtà dice che siamo in pieno cambiamento di era. I ragazzi che stanno nascendo in questi anni vivranno in un mondo molto diverso dal nostro; un mondo che potrebbe essere bellissimo o tremendo! Dipenderà dalle scelte che faremo noi nei prossimi 50 anni. Il fatto è che, al momento, stiamo preparando i ragazzi ad un mondo che è destinato a morire… sta già morendo…

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