La dogana, la Cina e tanti sospetti

Appropriazione indebita!
Questo è il sospetto (trattasi esclusivamente di un sospetto, un dubbio…) che nasce spontaneo quando si parla della Dogana e degli “atteggiamenti finanziari” tenuti da tale Ente nei confronti dei privati cittadini (non delle aziende, chissà come mai…).
Di cosa parliamo? Banalmente di “errori nei calcoli”…

Nell’ultimo anno diversi miei amici e alcuni lettori mi hanno scritto per segnalarmi e lamentarsi di un problema in cui sono incappati…
Tutte queste persone hanno acquistato, a titolo e per uso personale, apparecchiature elettroniche dalla Cina o (in un paio di casi) dal Giappone. A tutti loro è però accaduta la stessa cosa: la dogana ha sbagliato a “fare i conti”.
La cosa strana è il tipo di errore commesso dalla Dogana, anzi, più precisamente, la stranezza è data dal fatto che tutti gli errori commessi hanno in comune alcune caratteristiche:

  • l’errore è a sfavore del cittadino
  • l’errore è di minima entità (non più di 20 euro)
  • l’errore è commesso nei confronti dei privati

Per essere più precisi, facciamo un esempio pratico (uno su venti segnalazioni ricevute).
Aldo, un tizio che segue questo blog, ha acquistato uno smartphone dalla Cina a fine agosto 2013. Costo: 118,26 euro, comprensivo di costi di spedizione.
Il telefono è stato controllato in dogana, il suo valore è stato ritenuto “non congruo” e sono quindi state richieste le solite scartoffie con la transazione finanziaria e i dati del desinatario al fine di dimostrare il reale valore dell’oggetto.
Aldo ha diligentemente fornito il tutto via FAX (e di tutto mi ha gentilmente inviato copia).
La dogana, ricevuta la documetazione, ha correttamente sdoganato il pacco (dopo un mese!!!).
Quando è arrivato il postino con il pacchetto, Aldo però ha trovato la sorpresa che hanno trovato tutti gli altri tizi che mi hanno segnalato il problema: un bollettino da circa 50 euro, mentre se ne aspettava uno di circa 35 euro.

Bisogna sapere che ogni oggetto importato (una scarpa, un telefono, un ombrello, un vestito, ecc.) appartiene ad una determinata categoria. Tutte queste categorie sono indicate da un corrispettivo codice, conosciuto come codice TARIC. Gli smartphone, i tablet e simili appartengono alla categoria 8517 1200 90 e non sono soggetti ad alcun dazio doganale (evidenziato in giallo nella figura che segue).
taric - dazio
Sull’argomento abbiamo già visto tutto (vai all’articolo per il calcolo di IVA e dazi doganali).
Il dazio dipende dal tipo di articolo che si sta importando.
Nel caso di uno smartphone (non soggetto a dazio), la somma che Aldo avrebbe dovuto pagare si calcola come segue:
Prestazione doganale + spese postali + DAU = 11 euro (circa)
Dazio: 0,00 euro
IVA 21% su 118,26 euro = 24,84 euro
TOTALE: 35,84 euro

E invece?
Invece, insieme al postino, gli è arrivato a casa un bollettino da 55 euro, tondi tondi, prodotti dal seguente calcolo:
Prestazione doganale (2,50 euro) + spese postali (3,00 euro) + DAU (5,50 euro) = 11 euro
Dazio: 0,00 euro
IVA 22% su 200,00 euro = 44,00 euro
TOTALE: 55,00 euro

Errore sull’imponibile (200,00 euro, invece di 118,26).
Errore sull’IVA (quando lo smartphone è arrivato in Italia l’IVA era ancora al 21% e non al 22%).

La cosa strana è che questi “errori” sono comuni a tutti quelli che mi hanno scritto!!!

La domanda chiave da porsi allora è: chi mai intraprenderebbe una causa legale contro la dogana per 20 euro???
La rispsota è ovvia: nessuno!
Ed è da tale ovvia risposta che nascono forti dubbi sulla casualità di tali… errori.

A te è mai capitato niente del genere?
Se si dovesse scoprire che questo tipo di “errori” non è ristretto alle 20 segnalazioni da me ricevute (e tutte documentate), ma sono errori… diciamo… diffusi, beh, allora il fatto non sarebbe più di competenza di un blogger, ma diventerebbe compito della Procura della Repubblica!

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